I Sanniti

Le origini del nome

Fino al 268 a.C. Benevento fu uno dei centri principali dei Sanniti, conosciuta all’inizio con il nome osco di Malies, nome che appare su alcune rare monete, del IV secolo a.C.. A sua volta collegato a Maloeis, Maliese o Maloese, un attributo del dio Apollo, in veste di protettore del bestiame. Si riconosce infatti una radice mala che significa “lana” in greco; “maloenton”, di genere neutro, significherebbe “luogo delle greggi” o “della lana” e ben si adatterebbe al carattere pastorale dell’economia sannita. La moneta fu ritrovata in territorio campano. Un’altra moneta, questa volta del III secolo a.C., reca già il nome di Benevento con la testa di Apollo e sul verso dell’effige un cavallo. Da qui il nome latino di Maleventum o Maluentum. Poche sono le testimonianze della città sannita che si sono conservate: due tombe in piazza Santa Sofia e resti di costruzioni in stile ciclopico in contrada Cellarulo e diversi reperti provenienti dalle necropoli conservati al Museo del Sannio. Gli antichi credevano che il popolo sannita fosse di origine sabina, diretti discendenti degli Spartani; questa leggenda era in antichità accreditata dal fatto che i Sanniti godevano della fama di abili militari e tenaci guerrieri. Furono, infatti, gli unici tra i popoli italici che riuscirono a costituire un serio impedimento per l’espansione di Roma. I sanniti non rappresentavano una nazione unita, ma erano piuttosto scissi in tribù. Il racconto del rituale religioso conosciuto come Ver Sacrum, cioè Primavera Sacra, è usato dagli scrittori antichi per spiegare una sorta di migrazione che portava periodicamente gruppi della popolazione a inoltrarsi tra le montagne dell’Appennino, o a scendere a valle, con lo scopo di creare nuovi insediamenti. Il viaggio si svolgeva sotto la guida di un animale sacro, nel caso di Benevento probabilmente un cinghiale, che avrebbe loro indicato il luogo adatto e che da quel momento sarebbe stato adottato come simbolo dalla tribù. Ma più che ad un animale reale, è molto probabile che i migranti si spostassero sotto un vessillo che raffigurava l’animale stesso.